Senza inpronte...

            sulla sabbia




Tanti anni,

tanti giorni

tutti uguali

svuotati

senz'anima.

Una vita percorsa

sulla sabbia

senza impronte.

Soltanto un rito

ogni sera:

riporre il vestito

ben ripiegato

per 1'indomani,

la camicia,

distesa

sulla spalliera

di una sedia

e la cravatta.

Una cravatta

che l'indomani

desse un colore,

un'armonia pacata

- un ristoro -

tra vestito e camicia.

Perchè tutto ciò?

Non poteva sapersi

una così povera cosa.


I giorni?

sempre uguali

senza  speranze.

Le speranze?

Soltanto

un fremito di vita

e il volgere del tempo,

inesorabile.

La cravatta - sì -

dava colore,

quella sì,

...e poi...

nulla.

Oh no!

Poi...

la follia.

(non poteva tardare

la follia).


Una sera

ripiegò per bene

- per l'indomani -

un vestito

tutto nero

con i risvolti lucidi

"sciallati" sul petto

(come usa dirsi)

- uno smoking -

e una cravatta

anch'essa nera

con le punte tese

orizzontali

(una farfalla nera).

Indossò quel vestito

e...un cappello strano

a bombetta

nero.

Tutto di nero

quel giorno.

Si recò così

al proprio ufficio.

Tutti lo guardarono

con occhi sbigottiti,

non osarono

nemmeno sorridere;

gli fecero ala

all'ingresso

e scongiuri nei pensieri.

Lui impettito

andò diritto

per le scale

quasi saltellante,

diritto

fino alla stanza

del sito ufficio

da sempre testimone

di cupi silenzi.


Sedette,

pressò un campanello,

comparve il commesso,

gli disse

impettito, grave, solenne

come un signorotto

di un'altra età lontana

"Signore mi ascolti;

niente esequie

nè necrologi.

Soltanto un ordine

dovranno cremarmi.

Ha capito?”

(ribattè con forza).

"Sissignore,

sarà servito"

rispose smarrito

il commesso

e fece

un profondo inchino.

Si spense

- prima della sera -

la luce del giorno,

di un giorno anonimo

come i giorni della vita.


Natale Valenti