Scusi, ha visto un'anima?




E' trascorso il giorno

ed anche la sera.

La cena?

E' già consumata.

L'inerzia dopo cena?

Già fatto.

I preparativi

per il giorno dopo:

tutto in ordine.

La sveglia

messa a punto

per l'ora stabilita

(maledetta sveglia!),

anche la compressa

di ansiolin

per rilassare le membra

è stata trangugiata.

Qualcosa da ricordare?

Si, qualcosa

non mancherebbe;

sono i pensieri

che però

si acquieteranno

con il lento torpore

del corpo

disteso supino

sul letto.

Ma un pensiero

sopravviene prepotente,

improvviso,

incontenibile.

Che succede ?

Una dimenticanza:

l'anima,

dov'è l'anima ?

Un balzo

dal letto.

Occorre cercare

l'anima.


Un tramestio

una ricerca

affannosa

nell'armadio,

nei cassetti,

in ogni dove,

anche in cucina

tra le stoviglie.

Forse nell'auto?

Subito in garage

tra i sedili dell'auto,

nel portabagagli:

nulla !

Risalendo

nell'ascensore

viene l'idea,

di chiedere

al coinquilino.

che rientra     .     .

assonnato :

"Ha visto

per caso...?”

No,

troppo assonnato

il coinquilino.

Altre ricerche:

sotto il letto,

nella terrazza

tra i vasi di fiori

ammantati . di buio.

Che smemorato!

Come è possibile

smarrire l'anima.

Disteso sul letto

occorre rifare

all'indietro

tutto il percorso

della giornata

ch'è andata via.



In ufficio,

al bar,

in quel tal negozio,

chissà dove.

Potrebbe farsi

una inserzione

sulla stampa.

Ma cosa importa

alla gente

di un'anima smarrita.


Domani, domani!

e venne il sonno.


L'indomani:

lo smemorato

era in ospedale.

Rimase quieto,

timido e gentile,

per lunghi giorni

e mesi ed anni.



Soltanto . . .

andava chiedendo

a tutti

sommessamente?

"Scusi...

ha visto un'anima?”



Natale Valenti