Dedicato ad un pensiero
Tutti fuggono.
Dove?
Non si sa.
I ritardatari:
un uomo assente,
avvolto,
come una cosa,
con il cappello
sdrucito
calcato sul viso
nei gradini
di ingresso
di una chiesa;
una coppia
di innamorati
con le mani strette
che raccontano
senza parole
l'ultimo singhiozzo
del tempo;
una carrozzella
che vaga
senza meta
trainata soltanto
da un cavallo
che non ode
e non sa.
Le case
- senza vita -
con qualche infisso
aperto
qua e là
che dondola
quieto
nel gran silenzio.
A che serve,
gente.
questa paura?
Come, quando,
perchè
è giunto il
momento
della fuga?
Dovrete fermarvi,
poi,
in qualche sito
e tutto ricomincerà
come prima:
i rapporti,
i sentimenti,
i rancori,
le menzogne,
le “regole”
quel gran mistero
che opprime ognuno
di solitudine
tra la folla.
La prigionia
della civiltà!
Cane,
vieni quà!
Vieni vicino,
si placa il vortice
della paura,
seguimi
tra le strade vuote,
di mezzo
a questi monumenti
di pietra
- i palazzi
le case
i teatri
le chiese
le fontane -
alfine inutili.
Il cane gli saltella
dietro,
inconscio
annusando
sperduti profumi.
“Vieni, cane,
andremo là
su quell'altura
colma di verde.
Domani
vedremo l'alba
adescata
dal sole sorgente;
nella luce nuova
cercheremo assieme
un sorriso.
Lo ritroveremo!"
Natale Valenti