IL fruscio del silenzio



Amico silenzio,

lascia ascoltare

la pioggia,

disperdi nel vento

i pensieri.

Un albero sottile

alterna quieto

alle ombre

piccole luci discrete

dì tanti colori,

come la speranza

che germoglia nel sole

e poi svanisce improvvisa.

Pioggia

che bagna l’anima

torpida.

Ombre

che inondano

di infinito

queste ultime ore

dì un anno

che volge all'oblio.


Amico silenzio,

quanta voglia di niente!


L'immensa distesa di mare

è fatta di bianco:

un ultimo amplesso di luce.

Il vento sottile del nord

nell’autunno torpido,

senza pensieri;

e se pensieri assalgono

sono ricordi nascosti.


In lontananza,

un gabbiano veloce

scuote il silenzio

e corre volando

chissà dove

chissà perchè.


Un chiarore diffuso

si spande, striato,

tra nuvole nere

nel cielo d’inverno.

E le nuvole par che vanno

tra spazi infiniti ;

ed ora si scorge

dietro il chiarore

un angolo

dì cielo azzurro.

Ma non è, ancora,

presagio dì sole.

E' soltanto speranza!


Una quieta strada di campagna

sul pianoro silente

ed una lunga fila

di alberi diritti

coi rami protesi al cielo

supplici e immoti.

Lunghe distese

di prati ondulati

verso monti lontani

ammantati di grigio

ed in alto ricolmi di neve

dai dorati riflessi

al calar del giorno.

I pensieri dì sempre:

un altro giorno,

fatto di nulla !


Le bianche casette

allineate in riva,

alla vecchiezza aduse,

hanno ascoltato

l'ululato del vento

ed il sordo rumore del mare.

Le donne di nero

tutta la notte han pregato,

e per un altro giorno

e per un'altra notte ancora.

Poi,

tra le prime luci,

un ragazzo con il volto di sole

coi neri incolti capelli

che il vento in sul finire

sulla fronte gli spandea,

diritto sugli scogli

ha scorto in lontananza

una piccola barca,

due, tre, quattro barche

quietamente ondeggiare

all'orizzonte ;

ed ha recato la novella

tra le bianche casette

allineate a riva.

Altri giorni

svolgeranno cosi

il filo della vita :

aspettando la sera,

e poi l’alba,

e poi la sera.

Sempre così

fino all’ultima sera.


Una nenia accorata

come pianto antico

nella notte di luna

accarezzava il silenzio

ed il lungo viaggio.

Cigolava il carro

con le grandi ruote

sulla strada polverosa

recando il messaggio

di epopee lontane

dipinte con forti colori

sulle strette fiancate.

Ehi! ... Ehi!...

sprone festosa

al fido cavallo

che paziente arrancava

col tintinnio gentile

di tanti campanelli

fluenti a corona

sulla criniera.

Danzavano, nel silenzio,

dinanzi agli occhi di sonno

alberi folti di ulivo,

cespugli odorosi di timo,

ombre fuggenti nel buio

e chissà quali pensieri.

Riecheggiava la nenia

- come pianto antico -

in lontananza :

voci di millenni,

di un’età smarrita,

come l’anima del tempo

che vaga senza quiete.

Ondeggiate campane, a sera,

coi lenti rintocchi

ad invocar la luce

che lentamente si spegna.

Con il silenzio

che l'anima ammanta

andranno ad acquetarsi

tante speranze

di altra vana attesa.

Più tardi, nella notte,

tornerò a parlare

con me stesso,

a sperare ancora.


Nel silenzio

- dopo la lunga notte -

le prime luci

tremule incerte.

Un volto, un sorriso.

Fermarsi,

pregare,

tendere le mani

…..alla vita,

come una favola.


Natale Valenti