IL VEGGENTE



     Amava i soliloqui, ma i soliloqui a mezza voce, oltre che essere pigro e abitudinario fino alla noia.

     Ovunque lo si incontrasse, per le strade, in automobile, sul posto di lavoro, improvvisamente era indotto, quasi senza avvedersene, a sentenziare: un aggettivo soltanto, un verbo all'infinito, una breve frase anche - era tutto qui.

     Infatti, non è che fosse solito ad esprimere a mezza voce tutti i suoi pensieri e a raccontare tutto il filo logico dei suoi ragionamenti.

     Tutt'altro. Era, anzi, un tipo taciturno. Sembrava perfino una mummia vivente e, per ciò, sembrava di vederlo come la reincarnazione di un personaggio egizio, di quelli vissuti millenni addietro e che poi, con gli scavi, sono venuti alla luce, tutti fasciati all'intorno, con l'espressione astratta ed immota degli esseri trapassati. Il suo vezzo era soltanto quello di interrompere, di tanto in tanto, i propri silenzi con la breve frase, quel determinato aggettivo o verbo, magari nel momento in cui gli altri giù tacevano o non aspettavano comunque il suo estemporaneo intervento.

     Chi, per un verso o per un altro, era solito incontrarlo o trascorrere con lui una certa porzione di tempo, breve o lunga che fosse, aveva fatto abitudine al suo com portamento, al fondo anche sgradevole.

     Nessuno, fra costoro, vi prestava attenzione.


     Accadde un giorno che questo originale trapassato-vivente, trovandosi in un convivio festoso - durante il quale i commensali seduti, l'uno accanto all'altro, attorno ad un lungo tavolo erano intenti alle libagioni ed al ristoro del ventre, proprio nel momento più silenzioso (poiché tutti degustavano quel ben di Dio che si suole definire "antipasti assortiti") - esclamò : "la terra trema" -

     Nessuno vi prestò attenzione, tanto oramai tutti i presenti conoscevano questa sua innocente stravaganza; tutt'al più, qualcuno tra essi avrà immaginato che colui seguisse nei segreti meandri del proprio cervello la critica letteraria sulle opere di Verga e dei "Malavoglia" in particolare.

     Il pranzo proseguì, voluttuoso e ricco di pietanze.


     Trascorsero così quasi due ore (o poco meno) dallo exploit vocale di quel silenzioso commensale; i camerieri, con le impeccabili giacche bianche chiuse al collo e con i bottoni dorati in verticale, come luogotenenti dello Zar, porgevano alla sinistra di ognuno piatti argentati contenenti splendide torte gelate .

     Fu a quel momento che il tavolo cominciò a sollevarsi, una, due, tre volte, con violenta veloce successione; volarono bicchieri, piatti e adornamenti vari ; il grande lampadario di cristallo di Boemia, al centro del soffitto, ondeggiò paurosamente; un fuggi fuggi generale, tutti con gli occhi sbarrati dal terrore:     si trattava - era evidente - di un terremoto ondulatorio-sussultorio.

     Ce ne volle del tempo per acquietare gli animi; si temeva la ripetizione del terremoto; alcuni andarono subito via. Il convivio non ebbe termine in modo lieto.


     Dopo giorni dall’evento, non si sa come e perché, a qualcuno dei commensali (che erano stati in tanti) sovvenne l'eco di quella incomprensibile frase a mezza voce che prima del terremoto, ma molto prima (circa due ore), aveva pronunciato il silenzioso abituale: "la terra trema".

     Ne parlò con altri dei presenti; tutti, chi più chi meno, ricordarono.

     La notizia si diffuse; ne accennarono perfino i giornali locali.

     Il trapassato, il silenzioso, era un veggente.

     Nessuno ebbe il coraggio di obiettare alcunché in contrario.

     Poi, qualcuno, o per celia o per vero, in vena di conoscere il proprio futuro, almeno quello prossimo, andò a trovare il veggente.

     Lo fece di proposito e parlò, parlò tanto, gli raccontò tutto della propria vita anche le cose più insignificanti o segrete.

     Il veggente ascoltò, silenzioso, con le mani incrociate sul ventre.

     Nulla ! Non ottenne nulla, nemmeno una sola parola, una soltanto da potere interpretare anche con l'aiuto di quei libercoli che narrano di magia o di cose del genere.

     Lo fecero anche altri, sempre con intenti più seri; volevano sapere: quel tale affare andrà a buon fine?, quel determinato matrimonio avrà l'impronta del destino? quel determinato congiunto guarirà da un certo male dichiarato dai medici irreversibile?.     

     Il veggente - senza avvedersene - prese gusto a quel viavai di gente, di gente perfino sconosciuta.

     Ascoltava tutti, assente come sempre; ma il vezzo di qualche frase a mezza voce non l'aveva smarrito. E talvolta qualche parola la pronunciava.

     In tal caso per il malcapitato ascoltatore interessato erano guai, ma guai seri, poiché subito dopo occorreva interpretarne il significato.

     Quale era il significato?

     Venne ad ascoltare il veggente un tale che da tempo andava consultando medici di tutte le specialità a causa di un male misterioso che gli aveva quasi paralizzato la gamba sinistra.

     Raccontò ogni proprio antefatto, anche ultroneo, una vera e propria anamnesi; ma parlò tanto da lasciare tempo al veggente per pronunciare una frase importante: "le due cosce saranno accarezzate".

     Poteva quasi rasentare la pornografia; macché! l'allusione era evidente: le due cosce erano le due gambe che...saranno accarezzate dalla...guarigione.

     Fatto sta che, poco dopo, quel tale cominciò davvero a camminare, con tutt'e due le gambe, belle, diritte, come erano state fatte dal Creatore.

     Il veggente, era anche un guaritore, un santo!

     La città, la via, la casa abitata dal veggente divenne meta di pellegrinaggi veri e propri.      Qualcuno voleva soltanto toccarlo in qualche parte del corpo, qualcun'altro pretendeva addirittura di ottenere un pezzetto, anche piccolo piccolo, di un suo vestito, perfino di un suo indumento intimo.

     Bisognò organizzarsi.

     Servizio esterno di vigili urbani per disciplinare il traffico; servizio interno con segretarie, interpreti ed esperti di magia.

     Fuori, nelle adiacenze, si vendevano immagini del veggente, seduto con le mani incrociate sul ventre, assente, a contatto perenne con l’aldilà.

     Se ne occuparono anche le Autorità, poiché, oramai, si trattava di un fenomeno turistico.

     Come era inevitabile - era di domenica - una gran folla incontenibile reclama va la presenza del veggente, fuori di casa, in piazza.

     Il veggente dovette, a forza, uscire fuori.

     Fu un trambusto indescrivibile.

     Alcuni, tra i più audaci, lo issarono sulle spalle e il veggente fu trasportato nella piazza principale, la più grande, come un Santo nel giorno della sua celebrazione e lì sostò sui gradini esterni di un antico palazzo, ove appunto lo collocarono.

     Mani alzate, invocazioni, isterismi collettivi come suole accadere quando un demone segreto si impadronisce della folla ed hanno origini le rivoluzioni.

     Cosa sono le; rivoluzioni?

     Sono fatti di allucinazioni collettive che travolgono la ragione e donano al filo inconsapevole della storia un nuovo volto, proprio il volto del destino - che cammina inesorabile sopra la volontà stessa degli uomini.

     Allora i fatti avvengono inconsciamente, poiché nessuno è in grado di coglierne una causa logica nè un vero concreto significato.

     Infatti, nella nostra storia, cosa accadde di più?

     Accadde l'addensarsi della folla pigiante verso quei gradini ove trovavasi collocato il veggente.


     I più fortunati riuscirono a strappare alcuni brandelli dei suoi indumenti.

     In breve volgere di tempo il veggente fu denudato.

     Era decisamente un brutto esemplare della razza umana: era velloso, ma tanto velloso , con larghe mani e le braccia lunghe fino all'altezza dei ginocchi, le gambe ossute con i ginocchi stessi sporgenti con due rotule sproporzionate , posticce - Era scimmiesco, insomma, tanto da far risaltare - ora, a vederlo in natura - il suo viso oblungo, decisamente respingente, con gli occhi inanimati e smorti fuori delle orbite.

     Era veramente disgustoso a vedersi.

     La nausea si impadronì della folla presente con la stessa rapidità con la qua le gli aveva osannato. Fu anche insultato.

     A poco a poco tutti si allontanarono.

     II veggente rimase solo con la sua orrida natura, assorto nel vuoto a meditare chissà quali suoi sconosciuti pensieri.


     Svaniva un mito; ed era già sera.



     Ogni cosa ha il proprio malinconico tramonto: i fatti gioiosi e quelli tristi, i fatti della vita in genere, la vita stessa, con tutto quel bagaglio inespresso di sensazioni, di atteggiamenti, di sentimenti più o meno nascosti (specialmente quelli nascosti).

     Ogni fatto di vita è come un palloncino colorato che, prima o poi, ti scoppia tra le mani; finché te ne rimarrà uno soltanto tra le mani e chissà mai se anche questo non ti scoppierà tristemente prima dell'ultima sera!



     


Natale Valenti